Antefatto
Il 17 Marzo il cuore del calciatore del Bolton Fabrice Muamba si ferma ben 78 minuti (si è salvato). Il 24 dello stesso mese, il 2012 ci “regala” un’altra notizia da necrologio: il pallavolista Vigor Bovolenta (37 anni) accusa un malore in campo; morirà, di lì a poco, dopo vari tentativi di rianimazione. Sei giorni dopo, è ancora il mondo del calcio a registrare l’ennesimo decesso. Il cuore di Francesco Mancini (ex portiere di Foggia e Napoli) arresta la sua corsa dopo 43 anni di vita; la moglie lo soccorre invano.
Fatto
Sabato 14 aprile 2012 – Stadio Adriatico (Serie Bwin), Pescara – Livorno, 31’ minuto di gioco – Piermario Morosini va a terra, si rialza di scatto, ricade al suolo, poi l’ultimo strenuo tentativo prima del definitivo tonfo. Convulsioni e sbandamenti a causa di una improvvisa crisi cardiaca. Il giocatore rimane a terra per 25 secondi prima dell’intervento dei sanitari. Massaggio cardiaco prolungato da parte dello staff medico del Pescara. Una vettura dei Vigili Urbani blocca l’ingresso dell’ambulanza. Il 25enne è ormai a terra da diversi minuti. Poi il trasporto all’Ospedale Santo Spirito di Pescara: il giovane è sottoposto prima a trattamento di rianimazione, successivamente il coma farmacologico, poi la ventilazione ed infine l’intubazione. Alle 16:56 l’annuncio del Dt. De Blasi, Morosini è morto: “E’ stato per arresto cardiaco: purtroppo è arrivato già morto in ospedale. Non si è più ripreso”. I compagni di squadra del Livorno non si capacitano dell’accaduto, uscendo in lacrime dalla sala d’attesa del complesso ospedaliero.
L’Angolo Grezzo torna a farsi sentire,
controvoglia, e attanagliato da uno sgradevole senso di impotenza per la morte di un ragazzo di 25 anni. Piermario Morosini faceva del calcio la sua fede. Correre dietro ad un pallone era un mezzo come tanti per superare gli ostacoli che la vita gli aveva riservato. Dice addio a mamma e papà già nel 2001, a soli 15 anni: prima Camilla e due anni dopo il padre Aldo. Se non bastasse, il fato si accanisce ancora nel 2002 quando si suicida il fratello disabile. Pieramario non si perde d’animo: sfrutta le sue abilità di calciatore, e con il ricavato si prende cura della sorellina disabile. Con l’aiuto dell’amore di Anna, poi, il giovane è sempre sorridente e positivo nei confronti della vita. Quella stessa vita che ha deciso ancora una volta per lui, decretando la parola fine alla favola del giovane. Nessuno può distogliermi dall’idea che Pier sarebbe stato un grande UOMO, magari un fantastico PAPA’, prim’ancora che un calciatore provetto. Si perché parlare di calcio è piuttosto frustrante adesso. Ancor di più farlo alla maniera italiana (soprattutto in TV), che non può fare a meno di aggrapparsi a parole come CORDOGLIO e RISPETTO pur di evitare l’approfondimento su argomenti impronunciabili come SALUTE E PREVENZIONE, RITMI DEL CALCIO MODERNO, fino al grande cancro dell’agonismo sportivo chiamato DOPING.
Un po’ di rispetto! Ma come, prima è frustrante parlare di calcio, e poi si persegue la tesi del doping? E’ un controsenso!
Non lo è affatto. Nel senso che è più che mai legittimo (per chi scrive ESSENZIALE) farsi le giuste domande, e ancor di più pretendere altrettante risposte da chi dovrebbe fornirci una INFORMAZIONE COMPLETA. E invece assistiamo ad un opinione pubblica che si fa beffa del binomio diritto-dovere di cronaca.
“Perché deve essere ben chiara a tutti la questione del diritto-dovere di cronaca. Il diritto di sapere è del cittadino, la Costituzione glielo attribuisce perché solo essendo informati si può giudicare e decidere. Il dovere è dei giornalisti di riferire gli avvenimenti in modo corretto, compiuto e tempestivo. I cittadini cioè hanno il diritto di essere informati senza distorsioni e senza omissioni. E subito, non dopo dieci anni.”
30/09/11, Guido Columba (Presidente dell’Unione Cronisti Italiani)
Vediamo di capirci meglio. Premesso che il fruitore dei media deve farsi furbo, sveglio, e più critico nei confronti delle notizie che gli vengono propinate, è CRUCIALE ribadire che lo stesso lettore e/o spettatore ha il DIRITTO di essere informato per potersi fare un idea sull’argomento. Nel nostro caso, come è possibile avere una panoramica completa sulla morte di Morosini (e di tanti altri prima di lui), se i mezzi di comunicazione non assolvono a pieno ai loro DOVERI?
L’Antefatto di questo articolo è solo un recente resoconto (per una lista completa … ) dei tanti decessi che il mondo dello sport ha dovuto registrare. Registrare è la parola appropriata, a mio avviso. Una volta registrata, la pratica va archiviata, e poi via con il solito carrozzone del business da spettacolo sportivo. Fino al prossimo decesso, quando un altro “effetto Morosini” (ndr.) commuoverà il mondo intero. Ma anche in quel caso sarà troppo tardi, perché nessuno avrà interesse a invertire il processo che utilizza i calciatori quasi fossero macchine da soldi indistruttibili. Non è cinismo, ci mancherebbe, bensì il mio GREZZO PUNTO DI VISTA; una visione onnicomprensiva.
Se si considera la morte di Morosini come caso isolato, ineluttabile, e sganciato dal funzionamento del sistema calcio (ma potrebbe essere tranquillamente la pallavolo, il ciclismo …), si commette il più classico degli errori. Significherebbe alimentare un certo modo di fare giornalismo, voler chiudere gli occhi davanti ad una SERIE EVIDENTE di morti anomale, avere fretta di archiviare lo sgomento per un fatto così dannatamente cruento.
Al contrario, è NECESSARIO porsi le giuste domande. Perché così tanti morti? Perché non si da il giusto spazio al discorso del doping, della prevenzione? Quanti altri giovani devono stramazzare al suolo prima che lo sport si faccia responsabile? Un calcio più a misura d’uomo è possibile?
Non starò qui a raccontarvi la favola a lieto fine: il giornalista che è ancora dotato di VOCAZIONE cercherà di dare risposte a questi interrogativi non senza sacrifici; magari qualche porta chiusa in faccia, oppure minacce di querela miste ad omertà diffusa. Se a questa triste dimensione, poi, si aggiunge il mancato appoggio del proprio datore di lavoro, il quale si adopererà ad OCCULTARE, NON APPRFONDIRE, e MISCHIARE LE CARTE IN TAVOLA, allora è molto probabile che alle domande non seguano adeguate risposte. Alcuni dei motivi della distorta informazione sono facilmente intuibili: CONVIVENZA CRIMINALE, INTERESSI DA TUTELARE, PRESERVARE I RITIMI FOLLI DEL SISTEMA.
Detto ciò, L’Angolo Grezzo non intende arrendersi; vi invita, altresì, a fare lo stesso. In che modo? Provo a darvi qualche dritta: tenetevi aggiornati; approfondite le notizie oltre il senso che la massa critica vuole imporvi; se vi è possibile, prendete nota degli eventi su un block notes e cercate di appuntarvi le vostre impressioni (la memoria va allenata); spulciate le carte dei tribunali, delle sentenze e così via. Se le notizie non saziano la vostra sete di completezza, avete a disposizione diversi mezzi per integrarle con il vostro punto di vista. Se non lo fanno “loro”, ci pensiamo “noi”.
Stop al campionato? Qualcosa bisogna fare!
La tempestiva decisione di fermare tutte le partite di tutti i campionati può essere interpretata a seconda delle proprie idee. Che si concordi o meno con il dictat imposto dalla FIGC, un dato statistico non può essere smentito. Carta canta. Dal Dopoguerra fino ad oggi, sono SOLO TRE I PRECEDENTI di interruzione (scioperi di giocatori a parte): 5 febbraio ’95, una settimana dopo la morte del tifoso del Genoa Vincenzo Spagnolo in seguito a scontri con i milanisti fuori in quel di “Marassi”; 2 aprile 2005, in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo II; 2 febbraio 2007, l’uccisione dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti a Catania. Questo cosa vuol dire? Che la morte di Renato Curi (1977) è meno importante di quella di un tifoso, oppure che la tragica scomparsa di Giuliano Taccola (1969 – Ferruccio Mazzola fu precursore di Zeman) non può essere equiparata a quella di un Santo Padre? La storia ci racconta che non tutti gli uomini sono uguali davanti alla Legge, viceversa la morte non fa sconti. Lei sì che è uguale per tutti. Allora consentitemi un pizzico di diffidenza nell’accettare a scatola chiusa il dogma del cordoglio. Dal comunicato ufficiale della Figc non si evince un solo, e dico uno, elemento significativo che possa spiegare il perché dello stop del torneo della massima serie. Basta la teoria del segnale forte da veicolare nel rispetto di un dramma come la morte? E’ un cane che si morde la coda: ci si ferma oggi e non “ieri” perché l’occhio della telecamera ha indugiato sulla morte, come a voler dire che questo dramma, per come si è consumato, ha più peso rispetto a tanti altri che lo hanno preceduto? Una presa di posizione basata su fondamenta fragili, un castello di carta che crea l’ennesimo precedente di un sistema capace di dire TUTTO IL CONTRARIO DI TUTTO.
Fermarsi potrà anche essere la soluzione migliore, ma almeno abbiate il coraggio di ammettere che senza paralleli percorsi di sensibilizzazione, questo stop, verrà ricordato come l’ennesimo colpo di spugna di un SISTEMA MALATO.
E infatti, sempre nel comunicato, ecco che si corre a METTERE LE MANI AVANTI …
“Non bisogna commettere l’errore di collegare un evento drammatico a una situazione di inadeguatezza del nostro sistema, ma allo stesso tempo il fatto che siamo all’avanguardia non deve essere una giustificazione per non compiere altri passi in avanti. Noi cercheremo di farli operando su tre aree diverse: un’area di prevenzione, una di gestione degli eventi e l’ultima, un’area di emergenza legata al post-evento”
15/04/2012, Giancarlo Abete (Presidente Federazione Italiana Giuoco Calcio)
E veniamo all’essenza della notizia di oggi,
Piermario Morosini è solo uno dei tanti casi di morti anomale, premature, e non degnamente approfondite dall’informazione. Prima di questo drammatico evento, in 4 mesi di normale tram-tram mediatico, si è parlato poco, e male, del fenomeno dell’esasperazione del calcio moderno (in tutte le sue componenti, in primis la salvaguardia della salute degli atleti). Eppure i vari Curi, Taccola, Foè, Feher, Puerta, Bovolenta, Muamba, e via discorrendo, non sono bastati a destare un minimo di riflessione da parte degli organi di opinione pubblica. Quegli stessi che adesso riempiono i loro Tg, le prime pagine, e le Home Page di titoloni su rispetto, cordoglio, polemiche più o meno velate sui soccorsi.
Pretendiamo che si inizi a parlare di altro,
di come gli sponsor e le Pay-Tv obblighino a giocare ogni due giorni,
di quanto sia stressante per l’atleta sottostare a certi ritmi disumani (ciclismo),
del perché sia così facile somministrare questo o quel farmaco e, cronaca recente,
quali interessi economici si annidano dietro il connubio criminalità organizzata e società sportive (SCOMMESSE).
“La storia si scriverà col sangue e col ferro, ma si stampa con l’inchiostro.” (Gustav Hasford)
Grezzo
L’ESSENZIALE = Morosini è morto. Quanti altri giovani cadranno su un campo di calcio, prima che si inizi a parlare del vero problema?




